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Cosa sono?
L’”infernot” è una piccola ed angusta cantina, quasi uno scrigno,
interamente scavata sottoterra nella pietra da cantoni che gli abitanti
del posto chiamano più comunemente tufo. Nell’infernot il vino
imbottigliato (meglio se quello buono) ha da sempre trovato ideale dimora
al riparo dalla luce con una giusta temperatura che solo il tufo riesce a
mantenere costante per tutto l’anno.
Gli Infernot si trovano con una certa facilità sotto le case o i cortili
delle abitazioni private in molti Comuni della collina Casalese
interessando una vasta area del Basso Monferrato.
Che tipo di lavoro?
Il lavoro fa parte di un progetto iniziato nel 2001 e che si è protratto per
sei anni.
Per ogni infernot è stato eseguito un rilievo architettonico e fotografico
con la relativa restituzione grafica e catalogazione delle immagini.
Un’attività più generica è costituita dalle ricerche ed indagini di
carattere storico, sociale e delle locali tradizioni.
Il lavoro del progetto è coordinato dal prof. P. Ceresa.
Con chi?
Il nostro lavoro è patrocinato e supportato dalla collaborazione dell’Ecomuseo
della Pietra da Cantoni con sede nel Comune di Cella Monte (AL).
Perché?
Questo lavoro costituisce sicuramente una grossa opportunità per la nostra
Scuola che riesce a dimostrare con fatti concreti come sia fattibile il
suo legame con la realtà territoriale e locale in una logica di
complementarietà e di integrazione reciproca.
E’ indubbio che il lavoro ha concorso a migliorare la conoscenza e la
lettura del nostro territorio al fine di salvaguardarne non solo
l’ambiente ed il paesaggio ma anche la storia, le tradizioni e la cultura.
Nei volumi illustrano un totale di quarantasette infernot dislocati in vari Comuni della collina casalese.
Prof. Ilenio Caloria
Prof. Paolo Ceresa |