Ultima modifica: 30 marzo 2017

INTERVISTA A DAVIDE DENEGRI E FABIO VALENTINI NELLO STAND DEL “LEARDI”

Mercoledì 22 marzo 2017, in occasione della 71° Fiera di San Giuseppe, presso lo stand dell’Istituto d’Istruzione Superiore Leardi, le alunne della 5°A Turistico Giorgia Negrone e Cecilia Sarzano, coordinate dalla prof.ssa Lucia Passioni e con la collaborazione dei docenti Luca Talenti, Ivana Demartini e Davide Costa, hanno avuto il piacere di intervistare Davide Denegri e Fabio Valentini, studenti dell’Istituto e giocatori a livello professionistico nella squadra di basket cittadina, la Junior Casale.

 Raccontateci com’è iniziata la vostra passione per il basket, cosa vi ha spinto ad intraprendere questo sport?

Davide: Innanzitutto mi presento. Mi chiamo Davide, ho diciotto anni, gioco a Casale Monferrato da quando ne avevo tredici. Dallo scorso anno mi alleno anche con la prima squadra, che milita in serie A2. Ho iniziato a praticare questo sport a quattro anni nella mia città natale, Serravalle Scrivia, seguendo le orme di mio fratello, che mi ha trasmesso questa passione. Mio padre, invece, era un calciatore: avrei avuto quindi la possibilità di scegliere tra il calcio e il basket. Non posso che dirmi contento di aver optato per la pallacanestro, i risultati stanno arrivando e sono fiero di non aver mai abbandonato.

Fabio: Io invece sono Fabio Valentini, frequento la classe 4°B Grafico della scuola Leardi. Ho iniziato a giocare a basket quando avevo appena tre anni: ho fatto parte della squadra Olimpia Basket fino ai tredici anni. In seguito, partendo dall’under13 è iniziata la mia carriera presso la Junior Casale, squadra in cui gioco ancora oggi: al momento sono nell’under 20, ma, da due anni a questa parte, gioco anche nella serie A2. Mio nonno e mio padre, molto conosciuti a Casale per la loro carriera cestistica, mi hanno trasmesso una profonda passione per questo sport.

Quali sono i sacrifici della vita quotidiana per dovete affrontare per far conciliare lo sport con lo studio e la vita privata?

Davide: Per conciliare tutto, diversi sono gli aspetti che devo sacrificare, partendo dal fatto che bisogna saper gestire il proprio tempo al meglio, organizzandosi alla perfezione le giornate. Dall’anno scorso vivo a Casale Monferrato e frequento l’Istituto Leardi: l’ambiente è decisamente positivo grazie anche all’aiuto che i professori e i compagni mi sanno dare. Nel complesso, sono contento di fare dei sacrifici, perché la determinazione e la voglia di arrivare, con il tempo, vengono sempre ripagate.

Fabio: Non è semplice conciliare queste tre realtà, molte volte c’è bisogno di rinunciare alle uscite del sabato sera, dal momento che alla domenica ci si sveglia presto per l’ultimo allenamento prima della partita pomeridiana. La stanchezza dopo le partite e dopo gli allenamenti si fa sentire, ma bisogna mettercela tutta per andare a scuola e impegnarsi nello studio cercando di fare il minor numero di assenze possibili. Come ha detto anche Davide, tutto questo è possibile grazie all’impegno e alla grande passione che ci sostengono.

Quali sono le soddisfazioni più grandi che questo sport vi riserva?

Davide: Questo sport è incredibile, riesce a regalarci notevoli soddisfazioni, sia dentro sia fuori dal campo. Quando si vincono delle partite importanti la gioia è immensa, perché si ha la prova che tutti gli sforzi ed i sacrifici vengono ripagati. Quando è arrivata la convocazione in Nazionale, poi, l’emozione è stata grande, perché eravamo consapevoli di dover rappresentare il nostro Paese. Ancora più bello, però, è quando i tifosi e gli appassionati urlano il tuo nome dagli spalti e a fine partita ti chiedono gli autografi. Questo è un grande sostegno, soprattutto nei momenti più difficili.

Fabio: Concordo con Davide, le soddisfazioni sono molte. Dentro al campo, quando si vincono le partite importanti la domenica, quando i tifosi che ti abbracciano e ti sostengono ovunque; fuori al campo, invece, la convocazione in Nazionale è stata un sogno che si avverava, perché indossare la maglia azzurra e cantare l’inno davanti a migliaia di persone è stata una sensazione unica. Far parte della Nazionale è ciò che ogni piccolo sportivo desidera fin da bambino e, per quanto mi riguarda, è stata l’esperienza più indimenticabile della mia carriera cestistica.

I vostri genitori vi hanno supportato durante la vostra carriera sportiva?

Davide: Sì, i miei genitori mi hanno sempre sostenuto, lasciandomi la possibilità di scegliere quello che ritenevo fosse più giusto per me. Anche l’anno scorso, quando ho deciso di trasferirmi a Casale, se loro non mi fossero stati vicini sarebbe stato sicuramente più difficile prendere delle decisioni di tale portata. Per quanto è possibile, i miei genitore cercano di essere presenti nella mia vita: per questo quando possono mi vengono a vedere la domenica, così alla fine della partita abbiamo la possibilità di andare a mangiare qualcosa e di passare del tempo insieme. Anche per loro la felicità è tantissima quando arrivano delle vittorie importanti.

Fabio: I miei genitori mi sono sempre stati accanto, nei momenti belli e soprattutto nei momenti di debolezza, ci sono sempre: le vittorie sono un momento di grande orgoglio e soddisfazione anche per loro. Sono il mio più importante punto di riferimento, anche quando non tutto va come dovrebbe andare.

Quali sono gli obiettivi sportivi e professionali che vorreste raggiungere?

Davide: L’obiettivo più grande è ovviamente quello di arrivare a giocare al più alto livello possibile, in una squadra professionistica. Rimanere a giocare nella Junior sarebbe stupendo, ma per arrivare a questo risultato i sacrifici sono tanti e portano a fare scelte di vita davvero impegnative, come giocare a mille chilometri di distanza da casa. Con la dedizione e la convinzione necessarie, però, anche il progetto più arduo diventa un po’ più semplice e realizzabile.

Fabio: Il sogno che tutti i cestisti hanno fin da bambini è quello di giocare nell’NBA. Per quanto mi riguarda, il mio sogno è quello di giocare al più alto livello possibile, sperando un giorno di far crescere e portare al successo la prima squadra casalese. Mi auguro che quello che adesso è solo uno sport ed una passione possa un giorno diventare un lavoro.