Ultima modifica: 3 maggio 2017

“Il Bilancio del Paese Italia” all’Istituto Leardi

(r.l.) – Sabato 29 aprile, nell’aula magna “Natal Palli” dell’Istituto Superiore Statale “Leardi”, le classi quarte e quinte del corso di Amministrazione Finanza e Marketing (ex Ragioneria) hanno partecipato, nell’ambito degli incontri organizzati dall’Associazione Ex Allievi “Leardi”, alla conferenza del Prof. Severino Scagliotti, presidente dell’Associazione Ex Allievi “Leardi”.

Titolo della conferenza “Il Bilancio del Paese Italia”; un tema di grande attualità data la difficile congiuntura economica che sta attraversando il nostro Paese, ormai da quasi un decennio.

Per catturare subito l’attenzione dei ragazzi, il Prof. Scagliotti ha esordito con un flashback della propria vita raccontando le proprie esperienze di studente all’Università di Torino e di come il suo professore di Economia e Politica Aziendale riuscisse, tramite fiabe e racconti, a trattare temi complessi e di grande interesse inerenti al mondo politico ed economico.

Proprio attraverso una di queste, la favola di “Martin Pescatore” di Roscher, il Prof. Scagliotti ha voluto illustrare e far comprendere all’uditorio quali sono gli elementi necessari per realizzare la crescita economica di un paese. Elemento imprescindibile è il forte legame tra lavoro, risparmio e investimenti. Infatti, si è dimostrato come solo il “superlavoro” (l’incremento da 8 a 12 delle ore di pesca giornaliere di Martin Pescatore) può permettere di ottenere il risparmio (i pesci) da investire in infrastrutture (l’imbarcazione e la canna da pesca) e in capitale umano e di accrescere, conseguentemente, la produzione (giornaliera di pesci).

Da ciò si desume che la produzione di ricchezza si basa su tre elementi fondamentali: la terra – intesa come fonte di risorse naturali –, il capitale investito in infrastrutture pubbliche e private ed in capitale umano – grazie al risparmio ottenuto con il “superlavoro” – ed il lavoro – che rappresenta l’elemento più importante e la cui produttività è strettamente correlata agli investimenti in “capitale umano” ovvero al livello culturale ed educativo della popolazione di un paese.

Per corroborare tale assunzione, sono stati presi in esame e confrontati i dati delle principali potenze economiche mondiali mettendo a confronto il PIL a livello nazionale ed il PIL pro capite. Significativo è stato il confronto tra il PIL pro capite dei paesi avanzati e quello dei paesi emergenti dal quale si è notato che il Giappone fosse, in grado fino a qualche anno fa, di produrre la stessa ricchezza della Cina, paese che ha una popolazione pari a 10 volte quella giapponese. Il motivo di ciò è la produttività del lavoro sempre più qualificato unitamente a investimenti in tecnologia produttiva sommata a investimenti pubblici e privati nella R&S e nelle capacità intellettuali degli abitanti (ordinati e disciplinati).

Snoccioliamo alcuni dati relativi alla situazione economica e finanziaria italiana. Nel 2016, l’Italia ha avuto il rapporto debito pubblico/PIL pari al 133% (con un debito pubblico pari a 2.230 Mld € a fronte di un PIL pari a 1.675 Mld €), per la cui eccedenza rispetto alla soglia del 60%, stabilita dall’Accordo di Maastricht del 1992, il governo italiano si è impegnato alla riduzione 1/20 all’anno; il PIL pro capite pari a 27.016 € (con una popolazione di circa 62mln di abitanti), entrate tributarie pari a 725 Mld € che determinano una pressione fiscale pari al 43,3% del PIL, una spesa pubblica che ammonta a 800 Mld € (cresciuta nell’ultimo decennio del 27%) e un rapporto deficit/PIL pari al 2,39%: 40 Mld€/1.675 Mld€ = 2,39%, inferiore alla soglia del 3% stabilita dall’Accordo di Maastricht.

Come si migliora il PIL? Se gli elementi della produzione sono terra, capitale e lavoro, più risorse naturali abbiamo (in Italia sono poche le risorse naturali), più capitali investiamo, più lavoro qualificato abbiamo, più PIL otteniamo, più ricchezza abbiamo a disposizione per il consumo di beni e servizi prodotti dalle imprese private e dagli Enti Pubblici (Stato, Regioni, Comuni ed altri Enti Pubblici non territoriali); pertanto avremo più benessere nel Paese Italia. Si è spiegato che se l’indebitamento pubblico è per fare investimenti ciò collaborerà ad aumentare il PIL futuro; se invece la maggiore spesa rispetto alle entrate fiscali e tributarie viene fatta per incrementare le spese correnti con scarsi e nulli investimenti, questo non porta alcun progresso economico nel medio lungo-termine. Quindi, una possibile soluzione passa attraverso la cosiddetta “spending review” ovvero la revisione della spesa pubblica. Infatti, gli Enti pubblici devono spendere di meno per le spese correnti per investire di più, per ridurre la pressione fiscale e contributiva e per lasciare alle aziende private più risorse per fare più investimenti per innovare le tecnologie produttive e migliorare la cultura della forza lavoro. La miglior spesa corrente può accelerare le decisioni della giustizia e combattere l’illegalità e la corruzione.

A conclusione dell’intervento, il Prof. Scagliotti ha esortato i ragazzi ad incrementare le loro conoscenze sul tema economico e politico condividendo informazioni con i propri professori e con le persone che li circondano. Solo in questo modo si può diventare cittadini consapevoli della realtà del mondo in cui viviamo ed in grado di organizzare meglio la “società”, dal momento che “Lo Stato siamo noi.” e solo “dove c’è cultura c’è sviluppo”.

Costi Entrate
Stipendi e pensioni 520 Mld 43,3% di 1.675 Mld 725 Mld
Altre spese 220 Mld Dismissioni 35 Mld
Interessi passivi 60 Mld Totale 760 Mld
      Deficit 40 Mld
Totale 800 Mld Totale 800 Mld

Tabella. Conto Economico Stato Italiano anno 2016.