Ultima modifica: 27 novembre 2018

Il Leardi alla presentazione del libro “Divorare il cielo”

«Che cos’è la famiglia oggi? In fondo, ogni famiglia è strana a modo suo»: con queste parole, quasi parafrasando Anna Karenina di Tolstoj, l’autore Paolo Giordano ha descritto i protagonisti del suo ultimo romanzo, “Divorare il cielo”, durante la presentazione che si è svolta lo scorso venerdì 16 novembre all’Accademica Filarmonica a Casale Monferrato. La classe 1aA AFM, sezione serale, accompagnata dai proff. Anna Bianchini e Luca Talenti, ha assistito alla manifestazione, di cui si riporta una breve recensione.

Paolo Giordano, laureato in fisica teorica e vincitore nel 2008 del premio Strega per il suo libro d’esordio “La solitudine dei numeri primi”, ha dialogato della sua ultima fatica letteraria con Stefano Sancio, librario e moderatore della serata, davanti al numeroso pubblico che affollava il Salone d’onore di Palazzo Gozzani Treville.

Quarto romanzo e secondo pubblicato per Einaudi, “Divorare il cielo” è raccontato attraverso gli occhi di Teresa, una ragazza torinese che trascorre tutte le estati dalla nonna paterna a Speziale, in Puglia. Proprio qui, lontana dalla città e dal caos della vita metropolitana, la giovane entra in contatto con una famiglia particolare: nella masseria di Cesare e Floriana sono stati accolti come loro figli tre ragazzi, Bern, Tommaso e Nicola, senza che essi tuttavia abbiano dei legami di sangue.

In questa sorta di comune post ’68 e post-ideologica, Teresa andrà alla scoperta di sé, dei propri sentimenti e della propria identità anche grazie al legame che la unirà a Bern, il vero centro di equilibrio della vicenda.

«Fin dalla “Solitudine dei numeri primi” – esordisce Giordano – sono sempre stato affascinato dai personaggi estremi, che vivono fino in fondo la propria giovinezza e cercano di trovare la propria dimensione. Come lo è stato Mattia nel mio primo romanzo, anche Bern fatica a concedersi alle relazioni e alla vita: da fisico direi che non vuole contribuire all’aumento dell’entropia, del caos che regna nel mondo».

L’autore, nel corso della presentazione, ha raccontato i temi principali del suo “Divorare in cielo”: il concetto di famiglia e di paternità, la crisi delle ideologie, l’ansia tipica degli adolescenti di non essere mai abbastanza e, in maniera originale, l’amore. Continua Giordano: «Non ricordo il momento esatto in cui mi sia venuta l’idea per scrivere questa storia, ma i miei personaggi sono ispirati a visioni sul modo di vivere piuttosto che a persone in carne ed ossa. Sono il risultato di una ricerca continua, in cui c’è anche qualcosa di me». «Non bisogna però cadere nell’errore che le passioni dei protagonisti del libro siano necessariamente anche le mie: posso giurare – aggiunge ridendo l’autore –  che non vado matto per la musica dei Roxette, così amati da uno dei miei personaggi».

La letteratura, che ha cambiato per sempre la vita di Paolo Giordano, è un riferimento costante nel romanzo. Molti sono i ricordi di autori illustri, come Dostoevskij e Pavese, ma non solo: Bern è un lettore instancabile che, come Cosimo de “Il barone rampante” di Calvino, ad un certo punto si rifugerà sugli alberi per sfuggire alla realtà che lo circonda; sempre il ragazzo legge con ardore il filosofo tedesco Max Stirner, da una cui citazione prende il titolo l’opera “Dio non esiste, esisti solo tu, devi divorare il cielo”. «Vorrei che questo romanzo – conclude Giordano – così potente ed evocativo, sia incendiario per i miei lettori, che sappia offrire tanti stimoli e riflessioni, così come è stata per me a 17 anni, nel culmine dell’adolescenza e della ricerca di me stesso, la lettura di Ammanniti, Verne o Salgari». A giudicare dalla risposta del pubblico presente, forse l’autore è riuscito nel suo intento.

Redazione “Leardi”