Ultima modifica: 2 Marzo 2020

Il confine orientale – Le Foibe – L’esodo

A conclusione delle commemorazioni del “Giorno del ricordo”, lo scorso 18 febbraio si è tenuta, nell’Aula Magna dell’Istituto Superiore “Leardi”, una conferenza-testimonianza dal titolo ‘Il confine orientale – Le Foibe – L’esodo’. Relatori per l’occasione sono stati il prof. Mauro Bonelli, storico ed ex dirigente scolastico, e Claudio Debetto, esule istriano.   

Dopo i saluti e i ringraziamenti del Dirigente Scolastico, prof.ssa Nicoletta Berrone, il prof. Bonelli ha ripercorso la storia della regione giuliano-dalmata e istriana, facendo riferimento alle dominazioni veneziana e, da Napoleone in poi, austriaca che si sono succedute in questa zona di confine, mettendo in luce i complicati rapporti di convivenza tra italiani e slavi già sotto il dominio austriaco.

Proprio sul rapporto tra Italiani, Sloveni e Croati gli studenti hanno potuto soffermarsi lungamente: con la prima guerra mondiale gli irredentisti ebbero Trieste italiana, ma non altre terre promesse dai patti prebellici e questo creò malcontento; sotto il fascismo, che ottenne alcune terre di confine abitate da Slavi e Italiani dopo averle occupate, si passò ad una repressione dell’identità e della cultura slava: divenne perfino vietato parlare la lingua locale in ambienti pubblici.

Verso la fine della Seconda guerra mondiale i partigiani comunisti di Tito liberarono dall’occupazione nazista tutti i territori che facevano parte della Jugoslavia. L’intento di Tito non fu tanto quello di eliminare la presenza degli italiani che vivevano in quella regione, ma quello di combattere tutti coloro che erano contro il nuovo stato socialista che si sarebbe andato a creare.

Uno dei metodi utilizzati per imporre la propria visione del futuro fu quello di gettare i nemici, italiani fascisti, ma anche di ogni credo politico, in profonde fosse naturali, le foibe: in esse finirono centinaia e centinaia di persone, prevalentemente dopo l’armistizio del 1943 e dopo l’occupazione di Tito di Trieste, nel maggio del 1945. Il periodo successivo al 1945 fu molto tragico: chi tra gli Italiani non volle piegarsi alla volontà di Tito nell’adeguarsi alla società da lui propugnata, fu costretto ad andarsene dalle terre e dalle città da tempo abitate da Italiani, Pola, Zara, Fiume, per tornare in Italia, abbandonando tutti i propri averi e proprietà.

Il Professore Bonelli ha poi lasciato la parola al secondo relatore, Claudio Debetto, il quale ha portato la sua esperienza personale dell’accaduto.

Al momento dei fatti in questione Debetto era solo un bambino, ma racconta di aver percepito le preoccupazione del padre dalle lettere da lui scritte agli amici, di aver provato dolore derivato dalla separazione dai familiari che decisero di rimanere in Istria, di essersi rattristato al  ricordo della sua città natale, Pola, e per le difficoltà nell’affrontare una nuova vita in Italia, tra il difficile adeguamento  nelle nuove abitazioni non propriamente accoglienti dove andarono a vivere gli esuli e il disprezzo che la gente provava verso i profughi del confine orientale che sentivano estranei e che invece, dice Debetto, «erano e sono due volte Italiani, per nascita e per scelta».

Questa senza dubbio è una di quelle storie che è necessario e doveroso raccontare per aiutare tutti quanti a non dimenticare il dramma che il nostro stato ha vissuto. La storia ci porta a conoscenza dei fatti e delle cause che hanno determinato il loro avverarsi, ma sono le esperienze personali di comuni cittadini che ci aiutano a non dimenticarli.

Marco Cornaglia

5aA Amministrazione, Finanza e Marketing