Ultima modifica: 30 Giugno 2020

PENSIONAMENTI AL LEARDI UN GRAZIE A TUTTI

Lo scorso mercoledì 17 giugno, nelle scuole superiori di tutta Italia, hanno preso il via gli Esami di Stato, con una formula rinnovata per fronteggiare la situazione straordinaria dovuta all’emergenza Covid. Gli studenti delle classi 5aA Amministrazione, Finanza e Marketing e 5aB Grafica e Comunicazione dell’Istituto Superiore “Leardi” non stanno affrontando questa prova da soli: a supportarli c’è infatti anche la loro docente di Lettere, Franca Ameli.

Insegnante non solo competente e stimolante, ma anche appassionata e di gran cuore, sta sostenendo i suoi alunni anche in questa sfida, prima del ritiro dalle attività didattiche che avverrà il prossimo 1 settembre. Figura di riferimento per tutti i colleghi e per gli studenti, da sempre ha posto al centro delle sue priorità gli interessi dei suoi alunni: da diversi anni inoltre è la responsabile delle iniziative di orientamento, momento cruciale sia per la scelta del percorso di studi al termine della scuola media sia per gli orizzonti che si aprono dopo il conseguimento del diploma. «Mi preme molto ringraziare tutti i colleghi – precisa la prof.ssa Ameli – perché sempre più il lavoro dell’insegnante si svolge in team e i risultati positivi raggiunti sono il frutto di uno sforzo condiviso, in cui ognuno ha offerto il proprio prezioso contributo».

Dal 1988 è docente di Lettere all’Istituto Superiore “Leardi”, dopo alcuni anni in istituti di Crescentino e di Vercelli. «Se ripenso alla mia intera carriera scolastica – ammette la prof.ssa Ameli – mi sembra di aver vissuto tre o quattro vite». In effetti, molto è cambiato dai suoi inizi professionali: la scuola si è evoluta molto negli anni e, con il recente approdo alla didattica a distanza, sono stati raggiunti esiti del tutto inimmaginabili. Quella della digitalizzazione è stata, per lei e per molti colleghi, una vera sfida, ma per motivi ben più nobili di quanto si possa immaginare: la preoccupazione non riguardava aspetti di natura tecnologica («la collaborazione dei colleghi e una buona dose di perseveranza mi hanno aiutata molto»), bensì era tutta concentrata sui ragazzi, perché «era fondamentale far capire che la scuola c’era per loro, nonostante le difficoltà e gli ostacoli».

Varie esperienze hanno fatto maturare questa sua sensibilità: fondamentale è stata l’attività pluriennale con il progetto POLIS serale, un percorso di studi rivolto agli adulti che, spinti da una forte motivazione, avevano deciso di rimettersi in gioco per ottenere il diploma di scuola superiore. «Sotto i miei occhi ho visto alunni di ogni estrazione sociale, culturale e origine, tutti concentrati per raggiungere lo stesso obiettivo: è stato sicuramente un punto di vista privilegiato per comprendere l’altissimo valore dello studio e della motivazione nel processo di apprendimento permanente».

La propensione della prof.ssa Ameli a concepire la scuola come centro di promozione culturale e sociale è stato condiviso con diversi colleghi in due importanti progetti cui ha aderito con convinzione ed entusiasmo: l’Erasmus+ “Lessons for present, lessons for future” e le iniziative promosse dalla Rete “Scuole Insieme” di Casale. Se il progetto Erasmus, coordinato dall’Istituto “Tirant Lo Blanc” di Elche (Spagna) e organizzato per il “Leardi” dai proff. Paola Perotto e Gian Paolo Cassano, ha permesso l’incontro con docenti provenienti da numerosi Paesi europei per realizzare materiale didattico sui grandi temi della storia del Novecento, come la resistenza, l’indifferenza e i diritti umani, grazie a “Scuole Insieme” la docente ha potuto confrontarsi con le realtà scolastiche del territorio fin dal 2011, quando erano in corso i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Da quel momento, la collaborazione è stata costante, sia per progetti sulla ferita ancora aperta dell’amianto sia per iniziative su tematiche ambientali: grazie a questo impegno, è riuscita ad accompagnare una delegazione di studenti al Quirinale e persino a Ginevra presso la sede di Green Cross.

I colleghi, che per un periodo più o meno lungo hanno avuto modo di lavorare con lei, sottolineano la sua spiccata disponibilità e apertura al dialogo: «Fin dal mio primo giorno al “Leardi” – ricorda il prof. Luca Talenti, docente di Lettere dell’Istituto – la collaborazione con Franca è stata proficua: nonostante la mia giovane età mi ha dato molta fiducia, trattandomi da pari e confrontandosi con me su aspetti disciplinari, organizzativi o semplicemente su letture interessanti. Ho imparato molto da lei e le sono grato per i suoi consigli, ammetto che sentiremo tutti la sua mancanza al rientro a scuola a settembre».

Fino all’ultimo, centro dei pensieri della prof.ssa Ameli sono stati i suoi amati studenti, cui esprime un ringraziamento speciale: «Tutto ciò che ho fatto, nel bene e nel male, è stato pensato per gli alunni – confessa la docente. – Nessuno di loro è uguale ai compagni: tutti hanno le loro caratteristiche specifiche, le loro fragilità, le loro criticità e i loro pregi. Dal mio punto di vista, il compito di un buon insegnante è quello di offrire tutto il supporto possibile: nonostante si dica il contrario, spesso a sproposito, la scuola resta un luogo protetto, dove le preoccupazioni e i problemi familiari rimangono al di fuori, in cui tutti possono trovare la propria dimensione ed esprimere tutte le loro potenzialità. Dirò di più: sono fermamente convinta che non esistano studenti o corsi di serie B, ma è compito degli insegnanti che si relazionano con situazioni più problematiche essere saldi, un riferimento fisso per i ragazzi che solo così potranno trovare l’ambiente adatto per costruire il proprio futuro».

L’Istituto “Leardi” ringrazia calorosamente la prof.ssa Franca Ameli per tutto quello che nel corso degli anni ha fatto per la scuola e per i suoi studenti, con l’augurio di un sereno prossimo pensionamento.

L’Istituto Superiore “Leardi” dice arrivederci a un suo docente storico, che per decenni ha insegnato a generazioni di alunni: dal prossimo 1° settembre sarà collocato a riposo il prof. Giancarlo Varese, insegnante di religione, nonché Coordinatore di plesso.

«Dopo il “Corso Superiore in Teologia” frequentato a Torino, ho insegnato per cinque anni nelle scuole del nostro capoluogo di regione – spiega il prof. Varese – poi, dopo aver svolto nel 1983 il servizio civile, l’allora responsabile dell’Ufficio Catechistico, che si occupava del reclutamento degli insegnanti IRC, mi ha proposto come sede in provincia l’Istituto “Leardi”: da allora faccio parte del suo corpo docenti».

Avendo iniziato la sua attività di docenza prima della revisione concordataria del 1984, siglata dalla Santa Sede e dall’allora Primo Ministro Bettino Craxi, il prof. Varese ricorda il fermento di quella stagione: «L’insegnamento della religione ha subito un deciso cambio di prospettiva: se prima era necessario richiedere uno specifico esonero, da quel momento era necessaria una domanda per la frequenza alle lezioni, un unicum in tutti i sistemi scolastici europei che prevedono la disciplina». L’insegnante tuttavia non nutre dubbi e ritiene che questo rinnovamento abbia portato dei risvolti positivi, perché da quel momento si è delineato più precisamente il programma disciplinare e sono stati prodotti manuali scolastici validi pedagogicamente e nei contenuti.

«L’insegnante di religione, insieme a pochi altri docenti, segue l’intero quinquennio degli studenti delle scuole superiori – ricorda il prof. Varese. – Attraverso un percorso che abbraccia varie tematiche, dalle principali domande di senso sull’esistenza dell’uomo, al rapporto con le altre religioni, alla storia della Chiesa fino a questioni di morale e di etica, è possibile dialogare con gli alunni e instaurare dibattiti e scambi di opinione su aspetti anche di estrema attualità, come il valore della vita o l’ecologia, come sottolineato recentemente da papa Francesco nell’enciclica “Laudato si’”».

Si comprende quindi il grande respiro della disciplina, che riguarda temi di interesse locale ma anche aspetti di valore universale. Al di là della religione in sé, la disciplina riguarda questioni culturali preziose per gli alunni: uno studente del corso “Grafico” o del Liceo artistico, ad esempio, potrà servirsi delle sue conoscenze religiose per decifrare l’iconografia di tanta arte italiana e internazionale, oppure un futuro operatore del turismo dovrà sapere come relazionarsi con visitatori di religione diversa, che potrebbero avere usi e costumi differenti.

Nella sua carriera quasi quarantennale, ha prestato servizio con sette dirigenti scolastici diversi e, da otto anni, è divenuto Coordinatore del plesso “Leardi”. «Quando sono entrato la prima volta in quest’Istituto, durante la presidenza del prof. Salvatore Guerrera, ero poco più che un ragazzo, che portava i capelli lunghi e sciolti, dei jeans logori e un po’ sformati come si usavano allora e degli zoccoli ai piedi: posso dire di essere cresciuto tra le aule di Palazzo Leardi e conservo memoria di tanti begli episodi che si sono verificati».

L’iniziativa che maggiormente è rimasta a cuore al prof. Varese è “Nonni in Internet”, un progetto giunto quest’anno alla quinta edizione, che prevedeva un’apertura dei laboratori informatici al territorio e un’affascinante collaborazione intergenerazionale. «I giovani non sono tutti sdraiati come ci vengono descritti dai media: molti studenti, che magari in classe non sono riusciti a far emergere la parte migliore di loro, hanno saputo insegnare agli anziani, con pazienza e gentilezza, a utilizzare il computer. Forme come queste di volontariato, in cui io credo fortemente, possono essere molto educative per i ragazzi e possono aiutarli a crescere come cittadini responsabili».

Dopo il pensionamento, il prof. Varese continuerà a occuparsi dell’aiuto ai più bisognosi, collaborando con l’OFTAL, di cui è responsabile stampa, e svolgendo volontariato presso la Casa di Reclusione di San Michele dove, a partire dallo stimolo del teatro, dà ascolto alle riflessioni dei detenuti. «Mi concederò anche del riposo e curerò il mio amato orto!» scherza l’insegnante.

L’Istituto “Leardi” ringrazia il prof. Giancarlo Varese per il preziosissimo contributo prestato nel corso della sua lunga e felice carriera di docenza e augura una felice prosecuzione per i suoi progetti futuri.

 

Quest’anno scolastico, così intenso e diverso a causa dell’emergenza sanitaria, sta per volgere al termine: gli studenti stanno affrontando le ultime interrogazioni prima delle vacanze estive o stanno ultimando la loro preparazione in vista dell’Esame di Stato. Per alcuni insegnanti dell’Istituto Superiore “Leardi” tuttavia questo mese di giugno ha un sapore particolare, poiché dal prossimo 1 settembre lasceranno le attività didattiche. Oggi abbiamo intervistato la prof.ssa Maria Laura Franchi, Capo del Dipartimento di Lettere prossimo alla pensione, nonché docente storica dell’Istituto casalese.

Prof.ssa Franchi, grazie per la disponibilità dimostrata. Come ha vissuto quest’anno scolastico che sta volgendo al termine? Quale opinione può esprimere sulla Didattica a Distanza?

Sono lieta di essere stata contattata per questa chiacchierata. Questo per me è stato il 38° anno di insegnamento e da trent’anni esatti sono una docente dell’Istituto “Leardi”. Nel corso della mia lunga esperienza, passata a insegnare a generazioni di futuri geometri e di ragionieri, ho affrontato diverse problematiche, ma mai avrei immaginato che mi sarei dovuta confrontare con un’emergenza di questa entità. La Didattica a Distanza è stata, per me e per tutti, una novità con cui doversi confrontare. Dopo tre mesi dal suo inizio, posso dire che la sua attivazione ha giovato soprattutto agli alunni: la scuola è riuscita, nonostante le difficoltà, a rimanere una guida nello studio dei ragazzi, ma ancora di più è stata un supporto in senso morale e psicologico. Diversi tra i miei studenti sono stati toccati dalle conseguenze dell’epidemia, perché hanno perso un familiare, una persona cara oppure perché hanno dovuto riorganizzare le proprie abitudini trasferendosi in ambienti più sicuri: in qualche modo, la mia voce, la mia presenza in video e quella dei colleghi hanno contribuito a garantire un’apparenza di normalità e di protezione in un frangente in cui tutto sembrava eccezionale e fuori controllo.

Più in generale, secondo lei come ha risposto la classe docente a questa nuova modalità di insegnamento? Quali sono stati i limiti o i pregi più significativi?

A mio parere, la Didattica a Distanza è stata un valido strumento per affrontare una situazione emergenziale, ma ritengo che la lezione in presenza, che permette uno scambio non solo di informazioni ma anche un dialogo umano e relazionale, sia insostituibile per la completa formazione dei giovani: a scuola si imparano sì le nozioni e si sviluppano le competenze specifiche, ma con il confronto e con l’esempio si apprende a diventare cittadini consapevoli e attivi. Per non parlare delle discipline di indirizzo, che necessitano delle varie attività laboratoriali e sul campo.

Devo riconoscere, inoltre, che questa nuova modalità didattica per gli insegnanti è stata una sfida notevole. Per quanto mi riguarda, grazie alla pratica di questi mesi ora riesco a impiegare nel mio lavoro tantissimi strumenti informatici efficaci e funzionali che avrei utilizzato sicuramente al mio rientro a settembre. Devo confessare che i primi giorni, nonostante i corsi di formazione seguiti, la sensazione che maggiormente provavo è stata la solitudine: ricordo di una mattina di marzo in cui mi sono ritrovata davanti al computer pronta a insegnare ai miei ragazzi come sempre, ma non riuscivo a mettere a fuoco i passaggi per trasmettere con la tecnologia la lezione del giorno. Per fortuna non mi sono persa d’animo e, grazie al sostegno di alcuni colleghi e con un pizzico d’orgoglio, dopo alcuni tentativi sono riuscita ad apprendere come svolgere le mie attività: mi sono sentita soddisfatta di me stessa, perché ero riuscita a fare ciò che più avevo a cuore, ovvero raggiungere nel modo più opportuno i miei studenti.

Nel corso della sua lunga carriera, qual è stata la sua più grande soddisfazione di insegnante o il ricordo più caro che conserva?

Credo che la professione dell’insegnante sia una delle più appaganti al mondo: nel corso della mia carriera trentennale ho collezionato una serie di piccole soddisfazioni che mi hanno spronata nel corso degli anni e mi hanno motivata fino ad oggi. È bello, a distanza di molto tempo, essere contattati dai propri ex studenti e capire che, in qualche modo, sei riuscita a lasciare una traccia dentro di loro attraverso il tuo lavoro: proprio pochi mesi fa ho rincontrato la mia primissima classe e ho ricevuto l’invito di una ex studentessa, ora albergatrice a Pesaro, a ritrovarsi per trascorrere del tempo insieme al mare, ricordando gli episodi più significativi di quell’anno scolastico.

Se devo indicare una soddisfazione particolare, non posso che citare la vittoria nazionale di un mio studente, Leonardo Deambrogio, alle scorse Olimpiadi dell’Italiano: ho vissuto un momento di confronto insostituibile con colleghi, linguisti e accademici della Crusca e, soprattutto, ho potuto accompagnare il mio alunno, che ha saputo superare le penne degli studenti del liceo Classico, verso un traguardo così prestigioso.

Se potesse dare un consiglio all’insegnante alle prime armi che è stata, quale sarebbe? Più in generale, che cosa deve avere oggi un giovane docente che vuole intraprendere questa professione?

Alla me stessa del passato, così come a un giovane docente che si affaccia a questa professione, darei gli stessi consigli, la mia ricetta frutto di esperienza e di tanto lavoro: innanzitutto tanta umiltà, perché nessuno nasce perfetto e c’è sempre qualcosa da imparare e da scoprire; invito alla condivisione con i colleghi, con cui ho avuto uno splendido rapporto professionale e anche di amicizia sincera, perché solo insieme si possono risolvere problemi e fare scelte per il bene dei ragazzi; infine raccomando di mettersi in gioco e di vivere questo lavoro con passione, perché è il solo sprone che permette di riuscire e di non fare percepire il peso delle difficoltà. La passione inoltre è contagiosa: i ragazzi capiranno subito se crediamo davvero in quello che diciamo e che facciamo, solo così si faranno condurre in quel percorso meraviglioso che è l’insegnamento.

Si concludono i ringraziamenti che l’Istituto Superiore “Leardi” ha riservato per i docenti che dal prossimo anno scolastico saranno collocati a riposo. I saluti in quest’occasione sono destinati al prof. Carlo Bonelli di “Tecnologie e tecniche di rappresentazione grafica”, al prof. Sergio Calvo di “Diritto” e di “Economia politica” e alla prof.ssa Liliana Osta di “Economia aziendale”.

Arrivato al “Leardi” a conclusione della sua carriera quattro anni fa, il prof. Bonelli ha insegnato agli studenti del biennio del corso Grafica e comunicazione. Laureatosi in Architettura al Politecnico di Torino, ha iniziato la sua attività di docenza nel 1983 del Collegio S. Carlo di Borgo San Martino, diretto da don Dante Caprioglio. Per una decina d’anni ha insegnato ai futuri geometri dell’istituto, per poi ottenere la cattedra al Calamandrei di Crescentino. Dall’inizio degli anni 2000 ha viaggiato molto (sono stato persino a Romagnano Sesia), insegnando anche “Storia dell’arte”, come alla sede di Trino del Liceo artistico.

Tra le esperienze che maggiormente l’hanno colpito c’è stato l’insegnamento agli studenti della Casa di Reclusione di San Michele: «È stato molto stimolante, dal punto di vista professionale e umano – racconta il docente – perché ho avuto modo di confrontarmi con allievi diversi fra loro, ma tutti seri e volenterosi». La DaD ha reso l’ultimo anno di insegnamento movimentato in modo positivo: se gli è stato possibile procedere con le attività didattiche, ha potuto coniugare il disegno a mano libera con lo scambio di file tramite le piattaforme digitali.

«Chiari i miei progetti per il futuro, – conclude il prof. Bonelli – mi aspetta una classe articolata di quattro studenti dagli 8 ai 3 anni, i miei nipoti Camilla, Margherita, Francesco e Lorenzo: una bella variante con l’anno scolastico appena trascorso».

Laureatosi in “Economia e commercio” presso l’Università di Torino, il prof. Sergio Calvo ha iniziato la sua carriera da insegnante nel 1987 all’Istituto “Cavour” di Vercelli, dopo aver vinto l’anno precedente sia il concorso di “Economia aziendale” (all’epoca “Ragioneria” e “Tecnica bancaria”) che quello di “Diritto”.

Come docente di “Economia aziendale” è arrivato al “Leardi” nel 1989, Istituto in cui resterà fino al 1998; in seguito, opterà per l’insegnamento del “Diritto” e, dopo una parentesi di cinque anni in cui sarà titolare in altre scuole superiori cittadine, ritornerà al “Leardi” nel 2003, dove insegnerà le discipline giuridico-economiche ai futuri geometri, ragionieri e grafici.

Parallelamente alla scuola, a 23 anni è divenuto Dottore Commercialista e ha nel tempo curato la gestione amministrativa dell’Azienda vitivinicola “Cascina Fietta” a Rocchetta di Pontestura: la famiglia del docente ha una lunga tradizione enologica, avendo raggiunto con i figli del professore la quinta generazione di viticoltori. Da sempre grande amante dello sport, ha militato nelle giovanili del Casale FBC ed è stato a lungo capitano del Pontestura Calcio.

Con il pensionamento, collaborerà con la famiglia nella gestione in chiave turistica di Villa Goria, dimora storica di Pontestura che nel 1859, come testimoniato da una lettera custodita negli archivi comunali, ospitò Giuseppe Garibaldi.

«Della scuola mi mancherà il rapporto con gli studenti – spiega il prof. Calvo. – È bello che i giovani si appassionino alle questioni relative al diritto: ottima la decisione di introdurre, per il prossimo anno scolastico, l’insegnamento di “Cittadinanza e costituzione”, poiché risulta un’esigenza sempre più marcata. Sarebbe bene però che se ne occupasse un docente di diritto o, al più, che le attività fossero orchestrate da un professore esperto in materia».

Allo stesso concorso del 1986 era risultata vincitrice anche la prof.ssa Liliana Osta: dopo alcuni anni in provincia di Vercelli, ha insegnato per un periodo a Casale, prima all’Istituto “Leardi” e poi allo “Jaffe”. Dalla metà degli anni Novanta è insegnante di “Economia aziendale” in diversi istituti della provincia, ad Acqui Terme, Alessandria e Valenza, all’inizio degli anni Duemila riesce a ritornare al “Leardi”, che considera come una seconda casa: «Sono una diplomata del “Leardi”, da ex allieva ho sempre tenuto in grande considerazione questo importante Istituto cittadino».

Numerosi i ricordi legati alla sua lunga carriera: «Nonostante, per un periodo, io abbia insegnato in diverse scuole, mi sono sempre trovata bene ovunque: il confronto con i colleghi è stato fondamentale ed entrare in contatto con varie realtà di studenti è stato molto arricchente dal punto di vista personale».

Nel corso degli anni ha ricoperto importanti mansioni, come il responsabile della qualità, del RAV (Rapporto di Autovalutazione), nonché ha partecipato agli ultimi Esami di Stato in qualità di membro interno: secondo la docente, la Didattica a Distanza ha permesso di colmare il vuoto lasciato dalla sospensione delle lezioni e di preparare gli alunni al colloquio orale, attraverso riassunti ed esercizi svolti in linea. «Mi auguro che la scuola del futuro sappia trovare il giusto equilibrio tra le innovazioni tecnologiche e la preziosa eredità della tradizione» conclude.

Con il pensionamento si dedicherà alla sua famiglia e al meritato riposo, anche se l’emergenza sanitaria nell’immediato non le permetterà di partire per i viaggi desiderati da tempo.

Ai docenti pensionandi il Leardi esprime riconoscenza per il loro prezioso contributo e augura a tutti una felice prosecuzione per i loro progetti futuri.

Redazione “Leardi”

 




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